Estoy orgullosa de ti

notas

“Diego, mírame…estoy muy orgullosa de ti, eres un campeón. Lo has hecho muy bien en el colegio, estoy muy contenta de ti”. El me mira, porque se lo he pedido, aunque está claro que solo espera el momento de poder seguir con sus consideraciones sobre el calendario y los días festivos, que ha memorizado hasta no se que año. “Sí” – me dice, considerando que esta contestación terminará con la chapa que le estoy soltando, y luego sonríe aliviado y por fin suelta lo que de verdad le interesa –“ el 27 de febrero de 2022 es Carnaval!”. No se hasta que punto entiende lo que estoy intentando explicarle. Acaba de terminar primero de primaria, ha sido más difícil de lo que esperábamos, y el ha acumulado un cansancio físico y mental que le está costando disipar. Tengo en la mano sus notas. Considero que es demencial evaluar a unos niños de 6 años con notas de 0 a 10 en cada asignatura, pero como el sistema es así, hay que felicitarle a Diego no solo el esfuerzo que ha hecho para encajar, sino también los resultados. Ha conseguido aprobar y pasar a segundo de primaria, cursando el programa ordinario y, por la escasez de personal proporcionado por la administración, con un tercio del apoyo del que necesitaría realmente. No hay regalos ni descuentos en las notas que ha traído para casa, hay un esfuerzo doble jugando en desventaja en la misma liga de los demás. Intento por todos los medios que entienda lo que le estoy diciendo, pero claramente mi discurso no tiene mucho sentido para él. Se lo digo igualmente, porque he notado que sí retiene todo lo que le decimos, y a veces nos sueltas cosas que dijimos hace meses. Por eso, espero que su cerebro memorice las palabras que le estoy diciendo ahora, aunque no entienda del todo el concepto, y que algún día cobren sentido para el.

En primaria hay mucho menos margen que en infantil. Hay exigencias académicas marcadas por un programa poco flexible, y los problemas en adaptarse a la rutina de la jornada entorpecen las clases y el desarrollo del “currículo”. Sustancialmente, un niño tranquilo con dificultades académicas, incluso importantes, es menos complicado de gestionar que el que puede alcanzar los objetivos académicos, pero dificulta las clases a causa de su comportamiento, como en nuestro caso. Para ayudarle a aceptar los ritmos rápidos de la jornada y los cambios de maestras y asignaturas, le preparamos un cartel en casa y en el colegio con el horario semanal y las fotos de sus profesoras. Lo repasábamos todas las tardes, y rápidamente lo memorizó. Aun así, le costó todo el primer trimestre rebajar el nivel de ansiedad, que le llevaba a tener rabietas en clase, carreras entre los pupitres, rechazo de las tareas y consecuente nerviosismo de las maestras. Por la tarde le anticipábamos las tareas que iba a desarrollar en la mañana siguiente, aunque la mayor parte de las clases no eran estructuradas y no había posibilidad de explicarle que iba a suceder. Fue necesario revisar el plan de apoyo más de una vez, para adaptarlo a los momentos de más dificultad. Por suerte, el trabajo hecho en los tres años anteriores creó un vínculo tan sólido con los dos profesionales de apoyo, que su presencia le ayudaba enseguida a centrarse, tanto que a partir de cierto momento era suficiente para que trabajara como uno más. Podemos decir que Diego superó primero de primaria trabajando en las 10 horas de apoyo semanal que la administración le concede. Si tuviera apoyo durante toda la mañana, a saber donde podría llegar.

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“Diego, guardami…sono molto orgogliosa di te, sei un campione. Sei stato bravissimo a scuola, sono molto contenta di te”. Lui mi guarda, perché gliel’ho chiesto, anche se è chiarissimo che sta solo aspettando il momento di poter continuare con le sue considerazioni sul calendario e i giorni festivi, che ha memorizzato fino a chissà che anno. “Sì – mi dice, considerando che con questa risposta metterà fine alla menata che gli sto propinando, poi sorride sollevato e finalmente butta fuori quello che veramente gli interessa – “il 27 di febbraio del 2022 è Carnevale!”. Non so fino a che punto capisce quello che sto cercando di spiegargli. Ha finito la prima elementare, è stato più difficile di quello che ci aspettassimo, e lui ha accumulato una stanchezza fisica e mentale che gli sta costando smaltire. Ho in mano la sua pagella. Ritengo che sia demenziale valutare bambini di 6 anni con voti dallo 0 al 10 in ogni materia, ma visto che il sistema è così, bisogna gratificarlo non solo per lo sforzo che ha fatto per adattarsi, ma anche per i risultati. É stato promosso in tutte le materie riuscendo a passare alla seconda elementare rimanendo nel programma ordinario e, per via della scarsezza di personale specializzato concesso dall’amministrazione, con un terzo del sostegno di cui avrebbe realmente bisogno. Non ci sono regali ne sconti nei voti che ha portato a casa, c’è uno sforzo doppio giocando in una situazione di svantaggio nella stessa serie degli altri. Provo in tutti i modi che capisca quello che gli sto dicendo ma chiaramente il mio discorso non ha molto senso per lui. Glielo dico ugualmente, perché ho notato che incamera tutto quello che gli diciamo, e a volte tira fuori cose dette mesi prima. Per questo, spero che il suo cervello memorizzi le parole che sto pronunciando adesso, nonostante non capisca del tutto il concetto, e che in qualche momento nel futuro assumano un significato.

Alle elementari c’è molto meno margine che alla scuola materna. Ci sono esigenze accademiche marcate da un programma poco flessibile, e i problemi ad adattarsi alla routine della giornata rallentano le lezioni e lo svolgimento del “programma”. Sostanzialmente, un bambino tranquillo con difficoltà accademiche, anche importante, è meno complicato da gestire di uno che può raggiungere gli obbiettivi accademici, ma disturba in classe col suo comportamento, come nel nostro caso. Per aiutarlo ad accettare i ritmi rapidi della giornata e i continui cambi di maestra e di materia, gli preparammo un cartellone in casa e a scuola con l’orario settimanale e le foto delle sue maestre. Lo ripassavamo tutti i pomeriggi, e lo memorizzò rapidamente. Anche così, gli costò tutto il primo trimestre ridurre il livello di ansia, che lo portava a crisi in classe, corse tra i banchi, rifiuto delle attività e conseguente nervosismo delle maestre. Nel pomeriggio gli anticipavamo le attività della mattina successiva, anche se la maggior parte delle lezioni non erano strutturate e perciò non c’era nessuna possibilità di spiegargli quello che sarebbe successo. Fu necessario modificare il programma di sostegno più di una volta, per adattarlo ai momenti di maggiore difficoltà. Per fortuna, il lavoro fatto nei tre anni anteriori ha creato un vincolo così solido con i due professionisti di sostegno, che la loro presenza in classe lo aiutava immediatamente a centrarsi, tanto che a partire da un certo momento era sufficiente perché lavorasse come qualsiasi altro alunno. Possiamo affermare che Diego ha superato la prima elementare lavorando nelle 10 ore settimanali che la amministrazione gli concede come sostegno. Se avesse un sostegno per tutta la mattina, chissà dove potrebbe arrivare.

 

 

 

 

 

 

 

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